ROLLING STONE: INTERVISTA A BONO SU STEVE JOBS!

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ROLLING STONE: INTERVISTA A BONO SU STEVE JOBS!

Messaggio  santips il Gio Ott 13, 2011 9:39 pm

Steve Jobs è il frutto della filosofia rock degli anni Sessanta. Il che è affascinante. Ecco qual è LA storia. Se negli anni Ottanta vi foste chiesti "Chi inventerà il 21esimo secolo", vi sareste probabilmente risposti i Giapponesi o forse gli Inglesi o i Tedeschi. No, il 21esimo secolo l’ha inventato un anarchico amante della musica coi sandali ai piedi originario della California. Che storia.

Negli anni Sessanta le band della Bay Area si sentivano in grado di cambiare il mondo, ma non lo fecero. Cambiarono il mio mondo, cambiarono il vostro mondo, ma non cambiarono IL mondo. Prima di questo cambiamento, quelle band scomparvero – come molti di noi fanno – e le droghe e altre vicissitudini ne mieterono parecchie. Nonostante ciò, la generazione successiva cambiò il mondo. Gli spiriti delle persone che hanno inventato il 21esimo secolo sono stati formati dal rock’n’roll, e non solo Steve Jobs, ma anche Paul Allen e un sacco di altra gente. Una volta misi Bill Gates alla prova e gli dissi “So che probabilmente non hai mai ascoltato Jimi Hendrix” e lui mi rispose protestando “Scherzi? Con tutto il tempo che ho passato con Paul Allen come non avrei potuto essere influenzato da Jimi Hendrix? Sentivo parlare di lui dieci ore al giorno”. È incredibile cos’è stato capace di produrre il quartiere di Haight-Ashbury a San Francisco. I figli degli anni Sessanta stanno davvero cambiando il mondo.

Steve Jobs è in prima fila e, per certi versi, è il Bob Dylan delle macchine, è l’Elvis della dialettica hardware-software. È la creatura del pensiero progressivo e la sua devozione per la forma e il suono, per le linee e la creatività non venivano di certo dal consiglio di amministrazione della Apple.

RS: L’analogia con Elvis regge davvero?
Bono: "Rispetto molto gli uomini d’affari che hanno un occhio e un orecchio artistico. Ce ne sono pochi. Steve era un severo e tenace guardiano del marchio Apple, ma la parte di lui che conquistava gli artisti era la sua convinzione che le cose dovevano essere belle. Non aveva intenzione di inventare cose brutte e redditizie. La grande lezione per il capitalismo è che Steve, nel suo profondo, non credeva che il consumatore avesse sempre ragione. In fondo, credeva di essere lui ad avere ragione. E che il consumatore avrebbe rispettato un punto di vista fortemente orientato all’estetica, anche se non era ciò che desiderava. Steve credeva che nel profondo, se fosse riuscito a mettersi al servizio di ciò che era giusto e grandioso, allora in quel modo avrebbe fatto felici gli azionisti della Apple e, se avesse finito con l’inseguire ciò che volevano gli azionisti, li avrebbe delusi".

RS: Qual è l’essenza del suo lascito?
Bono: "Questo tizio, questo caro amico e – sono fiero di poterlo dire – questo collega ha cambiato la musica, ha cambiato il cinema, ha cambiato il personal computer. È una meravigliosa fonte di incoraggiamento per le persone che vogliono pensare in modo diverso, è da qui che nasce il feeling che ha con gli artisti. L’immagine di Einstein che fa la linguaccia, è quella il cuore del brand, ed è anche l’attitudine punk rock e la mente anarchica che ha creato il 21esimo secolo. È un incoraggiamento concreto per chi non ha frequentato università prestigiose, che non sanno come usare un coltello e una forchetta o che non ha la dizione corretta. Quel modo di essere e di dire ‘affanculo tipico della West Coast americana ha finito per dominare il 21esimo secolo. Basta guardare quello che succede per le strade del Cairo, o quello che accade in Africa del Nord – nessuno vuole più saggezza preconfezionata. Un punto di vista rivoluzionario e unico, come quello di Steve Jobs, diventa un faro nella nebbia. E quando sei circondato dalla nebbia pensi solo “Vado verso quel faro”".

RS: Com’è nata la collaborazione tra gli U2 e la Apple?
Bono: "Steve stava cercando di rispondere alla domanda del secolo: c’è del valore nel lavoro di un musicista? Con iTunes era convinto di facilitare il rispetto del copyright da parte degli utenti. Quindi ci venne in mente di prestare la nostra Vertigo per una pubblicità dell’iPod e andammo a proporlo a Steve nella sua casa di Palo Alto e lui ci disse “Cosa?! Volete darmi una vostra canzone per una pubblicità? Grande, è fantastico, eccezionale”. Poi gli dicemmo che volevamo prendere parte alla pubblicità e lui rispose “Forse, sì, perché no”. Poi aggiungemmo che non volevamo essere pagati, ma che volevamo un iPod dedicato agli U2, nero. La sua prima risposta fu “Non pensateci nemmeno. Gli iPod sono bianchi!”. Ma venne fuori che molte persone avrebbero comprato quell’iPod e non perché era degli U2, ma perché era nero e rosso!”. Il passo successivo fu che iniziai a fare pressione su Steve per unirsi alla lotta contro l’AIDS; sua moglie era ed è sempre stata una grande sostenitrice del Global Fund, un fondo realizzato dalle Nazioni Unite per portare medicine ai malati di AIDS, e Steve si rivelò aperto alla mia proposta. E posso dirti onestamente che grazie al suo contributo al RED Global Fund per l’acquisto di medicinali per malati che sarebbero altrimenti morti, ci sono ora decine di migliaia di persone che devono il resto della loro vita all’impegno della Apple".

RS: Che tipo di rapporto avevate?
Bono: "Per quanto riguarda il mio coinvolgimento personale, la mia relazione con lui come uomo, era un pensatore estremamente acuto su moltissimi argomenti, e per questo potevo rivolgermi a lui. L’ultima conversazione che ho avuto con lui è stata quando mi ha chiamato perché era preoccupato per la mia salute. Questo uomo di solito dai modi duri mi disse molto teneramente “Non mi piace l’aspetto che hai, mi sembri spossato” e io gli risposi “Cosa? Sto bene!”, ma non mi credeva. Quando mi sono fatto male alla spina dorsale, a casa nostra arrivò un pacco pieno di libri e CD e musica e miele del loro giardino, un sacco di cose. Quindi sì, era la testa di un’azienda, un guerriero per le sue imprese. Ma per me era anche un amico che si preoccupava per gli altri, un genitore meravigliosamente attento e interessato e un amante per sua moglie. Questi erano i due lati di Steve Jobs: il lato combattivo e poi il lato molto molto tenero e gentile. Mi manca di già".


Fonte: Rolling Stone

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